Per l’Italia la PAC vale circa 7 miliardi di euro all’anno, sufficienti a giustificare l’estrema attenzione della politica e del mondo agricolo. Tanto più che mai come in questo periodo storico attività agricola, attività agroindustriale e qualità dell’alimentazione sono al centro dell’interesse dei consumatori, ovvero di coloro che determinano gli orientamenti del mercato.

Di questi temi si è parlato in occasione di un incontro promosso a Camisano Vicentino da Cereal Docks Spa con la partecipazione di Paolo De Castro primo vice-presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale al Parlamento Europeo e già Ministro delle politiche agricole e di Angelo Frascarelli docente di Politica Agroalimentare all’Università di Perugia.

Un dibattito serrato, condotto da Antonio Boschetti direttore de L’Informatore Agrario, che ha coinvolto oltre un centinaio di aziende, cooperative e consorzi agrari del Nord-Est, terzisti e imprenditori del settore della prima trasformazione agro-industriale. Fin dall’apertura dei lavori, Mauro Fanin Presidente di Cereal Docks ha voluto sottolineare l’importanza di una politica agraria comune a livello europeo, l’unica strada da seguire per poter competere a livello globale in un momento storico caratterizzato da continue spinte protezionistiche. “L’agroalimentare italiano – ha spiegato Fanin – inteso dal campo alla tavola, raccoglie oltre 3,2 milioni di addetti e genera oltre il 10% del PIL nazionale. E’ un settore fondamentale per l’economia, che chiede di essere difeso per non subire contraccolpi dalle guerre commerciali: pensiamo ai 16 miliardi di dollari stanziati da Presidente Trump per proteggere gli agricoltori americani dai danni e dalle perdite causate dalla battaglia dei dazi con la Cina. Uno spettro che ha fatto precipitare i prezzi delle commodities agricole ai livelli minimi da dieci anni”.

Sullo sfondo, le possibili evoluzioni della riforma agricola dell’UE, con le domande legate ai tempi per l’avvio della riforma, la durata del periodo di proroga e soprattutto l’entità delle risorse destinate all’agricoltura europea. “Ragionevolmente – ha spiegato De Castro – saranno necessari due anni per giungere a soluzioni condivise su una serie di questioni e perplessità sul nuovo modello di PAC presentatoci dal commissario per l’Agricoltura Phil Hogan. Da una parte ci sono infatti le incertezze sul budget della PAC post 2020, che dipenderà dal negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e dall’esito ancora incerto della Brexit.

Con il suo ultimo voto, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha confermato la volontà di innalzare il valore della riserva finanziaria in caso di crisi dei mercati agricoli, dagli attuali 400 milioni a 1,5 miliardi di euro.  Inoltre in caso di crisi di mercato come quella del latte di pecora, tale riserva sarà più facilmente e immediatamente utilizzabile. Abbiamo anche inserito la possibilità di finanziare misure di gestione del rischio, facilitando la creazione e l’utilizzo di fondi di mutualizzazione dei rischi tra agricoltori.

Sul fronte dei controlli  siamo riusciti a salvaguardare la dimensione ‘comune’ della Pac, affiancando ai controlli sui risultati anche i controlli a livello europeo sulla conformità delle varie misure applicate dagli Stati membri. Questo per evitare distorsioni di concorrenza tra agricoltori di paesi diversi, garantendo maggiore certezza giuridica ai beneficiari. Abbiamo fatto dei passi avanti, ma la politica agricola comune, che assorbe circa il 40% del budget comunitario, è una partita troppo importante che va gestita con attenzione e molto rimane ancora da fare per dar vita a una Pac all’altezza delle aspettative del settore agricolo e dei consumatori”.

Proprio sul ruolo dei consumatori, sempre più determinanti nel definire i trend del marcato, si è soffermato il prof. Angelo Frascarelli: “Qualunque sia il modello di sviluppo, vincerà chi saprà investire sulle proprie competenze. E sulla propria capacità di cambiamento. Per questo oggi si parla di agricoltura smart che ha il compito di rispondere alle aspettative dei consumatori, che desiderano alimenti sicuri, di qualità, nutrienti, diversificati, con effetti positivi sulla salute e a prezzi accessibili. L’agricoltura intelligente porterà un aumento della produzione, con cibi di maggiore qualità, con più informazioni ai consumatori, con metodi di produzione più sostenibili che risparmiano acqua, con minore impatto sull’ambiente e sul clima, con minori costi di produzione. Non si può raggiungere questo risultato da soli: bisogna cercare alleanze, lavorando nell’ottica della filiera.”

Quella delle filiere sostenibili e tracciabili è proprio la strada percorsa da Cereal Docks per aumentare il valore aggiunto delle produzioni agricole nazionali.  I produttori e i fornitori che aderiscono alle filiere certificate si impegnano al rispetto di precisi disciplinari di coltivazione, mentre l’ufficio sostenibilità dell’azienda garantisce tramite audit interni e di enti certificatori la qualità e la sicurezza dei prodotti, oltre alla corretta gestione dei lotti sostenibili. Questo approccio di Cereal Docks verso le filiere agroalimentari non garantisce solo la qualità e la sicurezza dei prodotti ma anche la salvaguardia del patrimonio di competenze e tradizioni dell’agricoltura italiana, tutelando le produzioni nazionali e creando valore per tutti gli attori della filiera alimentare, dall’agricoltore, all’industria di trasformazione fino al consumatore finale.