Un resoconto dettagliato della situazione del mercato di cereali e semi oleosi, ma anche delle difficoltà logistiche che sono emerse nel pieno dell’emergenza Coronavirus, quando gli approvvigionamenti di materie prime agricole scarseggiavano e importanti industrie come quella mangimistica si sono trovate nella difficile situazione di dover comunque assicurare le forniture alle filiere della carne o del latte, nonostante i ritardi dei trasporti dovuti all’emergenza.

Ne hanno parlato in un’intervista pubblicata sulla rivista specializzata Terra e Vita, Mauro Fanin, presidente di Cereal Docks ed Enrico Zavaglia, responsabile del trading dei semi oleosi che hanno proposto un’analisi di quanto avvenuto nei giorni più difficili dell’emergenza Coronavirus.

Intervistati da Ottavio Repetti, hanno raccontato quelle settimane difficili, in cui per accontentare le richieste dei clienti le aziende hanno dato fondo alle riserve precedentemente accumulate, prospettando poi alcune mosse per controllare il rischio nel futuro. “Nel momento in cui si è capito che il problema non sarebbe stato circoscritto al Nord Italia ma si sarebbe esteso all’intero Paese, e poi all’Unione europea e all’America, abbiamo avuto una netta frenata nella consegna di cereali e semi oleosi tramite trasporto su gomma da tutto l’Est Europa. In pratica, per qualche giorno si è bloccata la catena di rifornimento via terra”, ha spiegato Enrico Zavaglia.

La filiera di cereali e semi oleosi è caratterizzata da una fortissima interdipendenza, legata principalmente a due fattori: una produzione nazionale strutturalmente deficitaria e la tendenza, da parte di molti attori, a non fare magazzino, per non immobilizzare capitali che possono essere utilizzati in altro modo.

“Per quanto ci riguarda – ha spiegato Fanin – ci siamo salvati grazie alla politica di diversificazione delle fonti e multimodalità: comperiamo da Italia, Est Europa e America e suddividiamo il trasporto tra rete viaria, ferrovia e navigazione. Questo ci ha permesso nei giorni della crisi, di continuare ad approvvigionarci e a rifornire i nostri clienti soprattutto grazie alla rete ferroviaria e al trasporto via nave. L’Italia dipende dall’estero per oltre il 50% del fabbisogno di materie prime agricole e di questo deve tener conto anche in relazione alla disponibilità di scorte strategiche. Quando sarà alle nostre spalle, Covid 19 ci avrà insegnato che non è sensato delegare ad altri la propria sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, così come la produzione di mascherine o reagenti. Difficile immaginare di diventare autonomi, ma sicuramente è necessario ripensare al modello logistico e infrastrutturale del Paese per renderlo più efficiente ma soprattutto più resiliente in caso di situazioni imprevedibili come quella abbiamo vissuto”.

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