Dopo un lungo periodo di calma, è tornata la tempesta. Si potrebbe riassumere così il risultato di un’approfondita analisi sugli scenari a livello globale del mercato delle commodities agricole condotta da Silvio e Valentina Pellati in occasione di un webinar che coinvolto il management di Cereal Docks Group.

Abbiamo organizzato questo approfondimento – ha spiegato presentando il webinar il Presidente Mauro Fanin – perché siamo consapevoli dell’importanza di condividere informazioni aggiornate e di qualità per accrescere la nostra conoscenza e capacità di muoverci sui mercati. Mercati che, dopo alcuni anni di calma piatta, sono tornati a mostrare quelle caratteristiche di dinamicità che avevamo imparato a conoscere durante gli anni ’90. Inversioni importanti, possibile volatilità dei prezzi, incertezza: sono componenti che negli ultimi anni si erano solo defilate, per ripresentarsi quest’anno con tutta la loro forza a seguito del terremoto rappresentato dalla pandemia, ma non solo”.

Dopo alcuni anni in cui il mercato è stato caratterizzato da prezzi piuttosto bassi e costanti, si è aperta una nuova fase, che ha preso avvio timidamente a fine estate e che ha via via rafforzato la sua forza strada facendo per le quotazioni di cereali, semi oleosi e proteaginose, interessati da dinamiche rialziste innescate da eventi metereologici avversi e dalla riduzione degli stock e in parte dovute anche alla ripresa della domanda nei mercati orientali (Cina prima di tutto). La guerra commerciale e dei dazi tra USA/Cina non ancora risolta, l’imminente avvento del nuovo Presidente degli Stati Uniti e la conseguente politica monetaria del nuovo Presidente, anch’esso alle prese con manovre volte al sostegno dell’economia, sono ulteriori elementi di complessità e di agitazione dei mercati. Il messaggio è molto chiaro: l’auspicata fine dell’emergenza Covid con l’arrivo dei vaccini è solo uno dei fattori, ma non l’unico, da tenere in considerazione e il 2021 si prospetta già come un anno sull’ottovolante.

Il punto sulle produzioni italiane

Negli ultimi tre anni le produzioni italiane di cereali e semi oleosi si sono assestate: il mais resta intorno alle 6 milioni di tonnellate. Per i semi di soia è previsto invece un discreto aumento rispetto all’anno scorso: la produzione 2020 è stimata a 1 milione e 200 mila tonnellate di soia contro le 962.776 del 2019. La stima sui semi di girasole registra invece un calo rispetto al 2019, come anche il grano duro. Per quanto riguarda il grano tenero invece le stime indicano una produzione in leggera crescita.

Osservando le importazioni italiane, notiamo una correlazione che lega le dinamiche che interessano grano e mais: a fronte di una minor importazione di grano tenero è corrisposta infatti una maggiore importazione di mais, dovuto soprattutto al soddisfacimento dell’uso feed del mais.  Nel 2019 c’è stato inoltre un interessante aumento delle importazioni di semi e frutti oleosi a fronte di una diminuzione dell’importazione delle farine proteiche. Il Grano duro e quello tenero stanno comunque riscoprendo l’interesse del mercato, specialmente per quanto riguarda la produzione di alimenti provenienti da filiere nazionali.

Italianità, un trend in crescita

Dopo Covid, il 49% degli intervistati nel rapporto Nomisma-Coop ha dichiarato che premierà quelle aziende in grado di declinare al meglio il concetto di italianità. Uno dei simboli di questo trend è Barilla, che ha lanciato un marchio per identificare le produzioni derivanti dall’uso di grano italiano. Un trend ancora più evidente se consideriamo come la pasta con grano italiano sia aumentata del 20% rispetto all’anno scorso. Nei 7 mesi del 2020 si nota anche un +23% delle esportazioni della pasta. Italianità e grano duro sono dunque elementi molto forti, che si stanno affermando come strategie chiave per il successo di molte aziende importanti.

Aumento dei prezzi e rischio volatilità

Da agosto a novembre il prezzo del seme di soia è aumentato del 34%, la farina di soia del 40%, il corn del 34%, il grano del 29%. L’aumento dei prezzi è dovuto a diversi fattori, tra cui anche l’incertezza procurata da importanti cambiamenti delle stime di stock e produzioni negli ultimi mesi. Le stime di produzione USA per la soia, inizialmente stimate per 120 milioni di tonnellate, sono state riviste al ribasso e lo stesso è avvenuto per gli stock, che sono crollati in USA nella seconda parte del 2020 a 4,7 milioni di tonnellate. Un numero molto basso, di cui sarà bene tenere conto, visto che potrebbe influenzare in modo importante i mercati nel prossimo futuro.

Inoltre anche la componente dell’import cinese ha contribuito all’aumento dei prezzi. La variazione e l’incertezza da agosto restano alte: gli stock USA sono diminuiti di 11,3 milioni di tonnellate, le produzioni di 6,5, mentre le esportazioni sono invece aumentate. Cina e Usa, infatti, dopo due anni di vera e propria guerra commerciale, hanno ripreso una ad importare e l’altra ad esportare: la Cina è passata da 3 milioni a 12 milioni di tonnellate di semi di soia importati dagli USA nel 2020.