Lo scorso 23 giugno, COCERAL, l’associazione europea che rappresenta il comparto dell’approvvigionamento, della distribuzione, dell’importazione ed esportazione di materie prime agricole, ha presentato pubblicamente i risultati della valutazione dell’impatto che le proposte contenute nella Farm to Fork Strategy potrebbero avere sull’agricoltura europea.

Sebbene inizialmente si pensasse ad un dibattito interno, l’impatto significativo che queste proposte avranno sui sistemi alimentari e, in una certa misura, sul commercio globale, ha spinto COCERAL a organizzare una discussione online dal vivo. L’obiettivo non era solo quello di condividere i risultati di COCERAL, ma anche di contribuire al dibattito pubblico e ricevere preziosi input da altre parti interessate.

La valutazione presentata non è di natura accademica, né si basa su una modellizzazione eccessivamente complessa. Si tratta piuttosto di una valutazione empirica elaborata da analisti e operatori economici di una dozzina di aziende e associazioni nazionali, membri di COCERAL, che hanno esaminato come si sarebbe trasformata la produzione agricola dell’UE a seguito delle disposizioni della Farm to Fork strategy.

COCERAL è stato lieto di condividere l’impatto che la proposta Farm to Fork avrà sulla produzione, le importazioni e le esportazioni dell’UE con più di 120 partecipanti.

Oliver Balkhausen, Direttore della ricerca economica di ADM, ha tenuto la presentazione riassumendo i risultati di COCERAL e ha spiegato come dovrebbe evolvere la produzione se le proposte della Commissione fossero attuate così come sono.

Al suo intervento sono seguiti i commenti di Giorgio Dalla Bona, amministratore delegato di Cereal Docks International, azienda con sede in Italia, Paese che dipende fortemente dalle importazioni, che ha spiegato come una minore produzione agricola aumenterà la dipendenza dell’Europa dalle importazioni.

Le previsioni contenute nella valutazione di Coceral dovrebbe portare i decisori politici dell’UE a riconsiderare alcune delle proposte sul tavolo, ha spiegato nell’intervento successivo Giorgio Dalla Bona, CEO di Cereal Docks International e Vice Presidente di Coceral. Se così non fosse, l’UE si troverebbe o a dipendere dalle importazioni per una considerevole quota del suo consumo, o a dover sperare che i suoi ​​cittadini riducano sostanzialmente il consumo di alcuni prodotti alimentari: non solo da prodotti di origine animale, come spesso si crede”.

Una riduzione dei consumi avrebbe a sua volta un impatto negativo su molte industrie di trasformazione alimentare dell’UE, come quella degli oli, degli amidi, molitoria e mangimi, ma anche su tutti i settori a valle che utilizzano cereali e prodotti animali: prodotti di largo consumo come cereali, dolci e pasticceria, yogurt e molti altri prodotti gastronomici, oltre ovviamente ai prodotti di carne.

L’Italia, e in generale tutto il Sud Europa, dipende già molto dalle importazioni: circa il 50% del fabbisogno italiano è già oggi importato da altri Paesi Europei, ma anche da paesi extra UE, come Canada e Stati Uniti, che garantiscono cereali e proteaginose di elevata qualità. Una situazione simile a quella di altri Paesi dell’Europa del Sud come la Spagna. Una maggiore dipendenza dalle importazioni potrebbe mettere a rischio la sicurezza alimentare del Continente.

La discussione è stata poi ripresa da Olivier Calvar, direttore regionale europeo di Viterra. Olivier ha offerto spunti sul motivo per cui è fondamentale per l’UE mantenere una presenza importante sui mercati agricoli globali.

È seguita una sessione di domande e risposte molto interessante, al termine della quale Philippe Mitko, responsabile degli affari pubblici per Invivo Trading e presidente di COCERAL, ha riepilogato le osservazioni conclusive.