Un bilancio positivo per il 2016 e un 2017 che promette bene. Secondo i dati elaborati da ASSITOL, l’Associazione italiana dell’industria olearia, il comparto degli oli da semi vive un buon momento, anche grazie all’aumento delle produzioni nazionali di soia e girasole.

“Il mercato dei semi è promettente – sottolinea Enrico Zavaglia, presidente del Gruppo oli da semi dell’associazione e Trading Manager nell’ Oilseed Department di Cereal Docks Spa -. Tuttavia, nonostante l’incremento delle nostre oleaginose, occorre implementare la nostra produzione agricola, in modo da ridurre il ricorso alle importazioni ed ampliare così l’offerta a disposizione delle aziende”. Ecco perché, aggiunge Zavaglia, “è necessario rilanciare la ricerca, in particolare le biotecnologie no-Ogm come la cisgenetica e le nuove tecniche di breeding”.

Ricche di proteine, le oleaginose sono essenziali per la produzione di mangimi (farine proteiche), per l’alimentazione umana e per tutta una serie di impieghi non-food come quello bioenergetico e biochimico. Purtroppo, la produzione italiana ed europea è, a tutt’oggi, ancora insufficiente rispetto alle richieste della popolazione e al fabbisogno dell’industria mangimistica. In tal senso, si parla di “deficit proteico”, anche in vista dell’aumento della popolazione mondiale (8,5 miliardi la stima per il 2030).

Nel 2016, l’industria di trasformazione ha lavorato quasi 3 milioni di tonnellate di semi oleosi, con un aumento del 3,2% rispetto all’anno precedente. Un dato in controtendenza rispetto all’Europa, che ha registrato invece un calo del 2,7%. Grazie alla capacità produttiva dell’industria di settore, pari a circa 8oomila tonnellate, lo scorso anno le aziende del settore hanno prodotto oltre 562mila tonnellate di olio greggio, incrementando così i quantitativi del 19,3% rispetto al 2015. In particolare, l’Italia ha esportato quasi 32mila tonnellate di olio di girasole e oltre 65mila tonnellate di olio di soia.

“Sugli oli da semi, il consumatore esige trasparenza – osserva il presidente Zavaglia – e guarda con attenzione alla salubrità e alla sostenibilità dei prodotti: due tendenze che riguardano tutto il mondo dell’agroalimentare ma che, per gli oli, assumono grande importanza. Per queste ragioni, il ricorso agli oli da semi, in particolare al girasole, oggi gode di maggior favore”.

Su questo fronte, le aziende cercano nuove soluzioni, come le varianti ad alto contenuto di acido oleico del girasole, che appaiono promettenti per le virtù salutistiche e la stabilità in cottura degli oli prodotti. Già adesso il 40% delle coltivazioni italiane riguarda proprio l’alto oleico.