Verona, 31 gennaio 2020. “Innovazione, ricerca e formazione sono le parole chiave per il futuro dell’agricoltura italiana che si trova già ora ad affrontare grandi sfide, a partire dal cambiamento climatico fino alla sicurezza alimentare, dalla globalizzazione che riduce i margini di reddito delle imprese fino al riconoscimento della giusta remuneratività delle filiere produttive, sostenute anche dal ministero con uno stanziamento di oltre 300milioni di euro”.

Così il sottosegretario per le Politiche agricole, Giuseppe L’Abbate, intervenendo oggi a Fieragricola alla tavola rotonda “Oltre il campo: l’innovazione per far crescere le filiere agricole”, promossa dal settimanale L’Informatore Agrario in partnership con Cereal Docks.

Dibattito tra i protagonisti delle filiere agricole

All’evento, organizzato per fare il punto sullo stato della catena produttiva italiana dei cereali mettendo a confronto i principali protagonisti del settore agricolo e industriale, fari puntati sulla strategicità del settore che, per Ettore Prandini, presidente Consorzio Agrario del Nordest e Coldiretti nazionale: “Deve ritornare centrale, adottando una visione complessiva anche di carattere economico. Per troppi anni – ha proseguito Prandini – abbiamo ragionato per comparti stagni, realizzando così politiche di filiera separate che ci hanno indebolito”. Il settore, che nei primi dieci mesi del 2019 ha visto aumentare le importazioni a volume dell’1,7% sullo stesso periodo del 2018, “potrà ritornare a vincere solo se si attuerà una politica di programmazione agricola a medio e lungo termine – superando gli interventi spot. In questo quadro – ha concluso Prandini -, gli accordi di filiera possono avere una valenza fondamentale se improntati all’efficienza e al riconoscimento della giusta remuneratività di tutti gli operatori implicati”.

Sul ruolo centrale delle commodity agricole si è soffermato Mauro Fanin, presidente Cereal Docks: “In un momento in cui il settore sembra sopito, in realtà le economie emergenti, Cina in primis, stringono accordi atti a garantire l’approvvigionamento. Le materie prime hanno un valore strategico per tutto il comparto agroalimentare – ha proseguito Fanin – e l’Italia non può essere deficitaria in misura del 55%. Quando le filiere agroalimentari sono costrette a dipendere sempre di più dalle materie prime estere si espongono a rischi di approvvigionamento in caso di cambiamento del programma produttivo mondiale”.

Mauro Fanin ha sottolineato anche l’importanza della formazione: “per favorire l’evoluzione del modello organizzativo – ha affermato – è necessario attivare anche un percorso culturale olistico che contribuisca a migliorare il contesto in cui operano le aziende agricole. Il futuro dell’agricoltura italiana dipende anche dalla capacità del sistema di rispondere con professionalità alle nuove sfide tecnologiche, economiche, ambientali”.

Dalle Dop alla zootecnia, la cerealicoltura ha un ruolo centrale. E se per Cesare Baldrighi, Origine Italia e Consorzio tutela Grana Padano “Serve mantenere il più alto valore delle denominazioni di origine e nel contempo ampliare il mercato; due obiettivi, questi, che vanno portati avanti di pari passo”, per il presidente di Assalzoo, Marcello Veronesi: “L’approvvigionamento domestico è una garanzia anche per la sicurezza alimentare del Paese e per l’economicità delle produzioni italiane”.

Alla tavola rotonda dell’Informatore Agrario, incursione anche sul Green New Deal e la Pac con l’ammonimento di Prandini e del sottosegretario L’Abbate per i quali: “Le risorse della Pac non vanno spostate su altri capitoli di spesa come il Green Deal”.

Esperienze e opportunità per l’agricoltura italiana

Prof. Gabriele Canali Università Cattolica di Piacenza

Per restare sul mercato, oggi è indispensabile capire le tendenze della domanda. Le opportunità non mancano: pensiamo alla scoperta di nuovi cultivar, al recupero di antiche varietà, al miglioramento genetico. Lo spettro delle filiere si allarga: dal bio e al convenzionale si guarda all’obiettivo del “residuo zero”. Oggi le nuove tecnologie ci consentono di raccogliere ed elaborare informazioni: con l’agricoltura di precisione è possibile risparmiare sui fattori di produzione ed aumentare il livello di sostenibilità delle colture. Esistono però dei nodi da sciogliere, perché le nostre filiere soffrono di carenza di innovazione organizzativa. Per questo è necessario creare forme più efficienti ed efficaci di coordinamento tra un anello e l’altro della filiera.

Professor Amedeo Reyneri Università di Torino

Il passaggio da commodity a specialty non dev’essere uno slogan buono per ogni occasione o una soluzione a tutti i problemi del comparto cerealicolo, quanto piuttosto come una delle tappe che l’agricoltura italiana deve percorrere per innovarsi per aumentare la produttività e costruirsi un futuro florido. L’agricoltura italiana, storicamente frammentata, necessita quindi di innovare le proprie forme organizzative, anche nell’ambito dei centri di raccolta e delle forme di aggregazione agricole. Bisogna continuare a guardare alla transizione dal fornitore di prodotto al fornitore di servizi. La trasformazione deve riguardare la produttività complessiva del comparto cerealicolo; per ottenerla la trasformazione da commodity a specialty non basta, è una tappa obbligata che però andrà necessariamente rafforzata con altre azioni per recuperare competitività.

Gilberto Garuti Neorurale hub

L’incremento della biodiversità è una delle priorità di Neorurale. La rinaturalizzazione consente di tornare all’equilibrio di risorse idriche o del suolo in un’ottica di multifunzionalità. L’approccio adottato nel corso della nostra esperienza è passato da un approccio di “competizione” con la natura ad una forma di collaborazione con la natura, di protezione della biologia del suolo e stimolazione della biodiversità rispetto all’antica tendenza alla semplificazione agronomica. I prodotti agricoli sono il risultato finale di un intenso lavoro di collaborazione tra uomo, mondo animale, mondo vegetale e microorganismi. L’adozione di un approccio più olistico deve però accompagnarsi alla consapevolezza che la ricerca di nuove tecniche agronomiche come la stimolazione microbiologica del suolo e il ricorso alle nuove tecnologie non siano nemiche del cibo naturale: tecnologie satellitari, biostimolanti per il terreno, studio del microbioma del suolo sono risorse fondamentali per arrivare ad un modello agricolo efficiente, “laico” e non dogmatico perché la pratica agricola migliore è quella che cerca di coniugare più approcci ed esperienze per migliorarsi.